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LO YETI E LE ULTIME SU DI LUI!, é colpevole!
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tiziano morresi

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salve a tutti

LO YETI


DEI PELI DI YETI ANALIZZATI IN BELGIO:
Dei peli identificati come peli di yeti, raccolti nel 1992, sono stati analizzati
geneticamente da scienziati belgi.
I risultati sorprendenti, ottenuti da quest'ultimi, mostrano che si tratta di un
fatto molto straordinario di convergenze morfologiche, tra questo animale
(yeti) dove le analisi genetiche lo collocano nella classe vicina dei Perisso-
datteli ( cavalli,zebre, ecc..) e i grandi primati conosciuti attualmente.
Di tali convergenze, risultato di lunghi processi di adattazione, si possono
osservare in diversi gruppi sistematici del mondo animale; ma il caso dello
yeti, sembra essere un caso eccezionale per la scienza.
Lo yeti sarebbe dunque un cavallo(geneticamente) dall' apparenza di una
grande scimmia!!
Gli autori, il cui articolo verrà pubblicato nella rivista scientifica "Molecular
Phylogenetics and Evolution" (primo aprile 2004) rivendicano il diritto a l'
umorismo, anche per biologi dell'evoluzione.
Milinkovitch, M.C, Caccone, A. and Amato, G. (2004). Molecular phylogenetic analyses indicate
extensive morphological convergence between the « Yeti » and primates. Mol. Phylo. & Evol, 31.


Daris Swindler, esperto in primatologia rinomato per le analisi sulle dentizioni dei fossili (30 anni di carriera all'Università di Washington), afferma che dei peli ritrovati per degli amatori, in una foresta nel 2000 sono sicuramente di una creatura Primte sconosciuta!

George Schaller e direttore scientifico della Wildlife Conservation Society ha passato 40 anni a studiare gli animali rari, e a lui dobbiamo le ricerche capitali ("pioneering studies") sui gorilla del centro Africa, scoperti nel 1903. Se egli resta prudente sui Bigfoot, perché nessun test del DNA, é mai stato fatto su degli escrementi, che nessun cadavere di Bigfoot é mai stato trovato od analizzato, cio tuttavia egli resta aperto al tema:

"...si sono avuti talmente tante osservazioni sull'arco di diversi anni, che se anche scartiamo il 95% di esse (osservazioni), dobbiamo ben cercare una spiegazione per il 5% restante....e lo stesso per le tracce, impronte, peli, feci
ecc..."
Esteban Sarmiento, del museo americano di storia naturale, pensa che uno studio scientifico é veramente neccessario, a proposito delle famose impronte di Bigfoot recuperati dai ricercatori. Anche se alcuni di esse si sono avverate false, resta il fatto che stupiscono sempre i specialisti per le sottigliezze e i dettagli anatomici che riflettono queste impronte, i cui falsari avrebbero per lo meno avuto delle difficoltà a riprodurle.

Russel Mittermeier, vice presidente del "Conservation International" a co-
firmato 5 studi su delle specie nuove (Criptozoologia) di primati.
Dal 1990 si sono scoperte dei grandi animali ( come il nuovo quadrupede
somigliante ad una antilope, scoperta in Vietnam).
"Non posso negare la potenzialità che questi grandi primati esistano vera-
mente....potete dire che sono mediamente scettico, ma anche prudentemente
ottimista, e colui che scoprirà o che stabilirà l'esistenza del Bigfoot, avrà fat-
to la piu grande scoperta del secolo.

GLI UOMINI SELVAGGI
Degli uomini selvaggi e villosi o pelosi sono ancora osservati ai nostri giorni
in diverse regioni montagnose dell'Asia centrale e settentrionale che forma una
parte della regione paleoartica dei zoologisti e anche una parte nella regione
orientale ( Birmania, Indocina). Dei esseri somiglianti sono stati segnalati nell'
Europa occidentale, dopo le satire dell'antichità fino ai tempi storici.


QUALCHE TESTIMONIANZA
nel 1925, il generale sovietico Topilsky poté esaminare il cadavere d'un uomo
selvaggio ucciso da un Uzbeko, in una caverna del Pamir, nel corso di com-
battimenti contro i Russes bianchi: "A prima vista, ho avuto l'impression di a-
vere sotto gli occhi il cadavere d'un scimmia: infatti era interamente coperto di
una sorta di pelame. Ma sapevo che non c'erano scimmie nel Pamir, ed il suo
corpo d'altronde somigliava completamente con la forma a quello d'un uomo.
Abbiamo provato a tirare su i peli, ma abbiamo potuto constatare che non si
trattava di un mascheramento qualunque. Abbiamo molte volte girato il cada-
vere sul ventre e sulla parte posteriore, e l'abbiamo misurato.

Il suo esame meticoloso e prolungato da parte del nostro aiuto-medico stabilii
che non poteva trattarsi in alcun modo d'un uomo ordinario. "Era un maschio di
1,65 m a 1,70 m di altezza.A giudicare dai suoi peli, che in alcune parti andavano
sul grigio, era abbastanza in la cogli anni e forse anche vecchio. Si potrebbe defi-
nire il colore generale della propria "pelliccia" come marrone grigiastro. Sulla parte
dorsale del corpo i peli erano tuttavia più marroni, allora che erano più grigi sul
ventre. All'altezza del petto erano più lunghi ma più chiari (nel suo colore), mentre
su l'addome erano al contrario più brevi ma più spessi. Nell'insieme, il pelame era
grezzo.

C'erano meno peli sul fondo delle natiche, l'aiuto medico dedusse che questa creatura
si teneva di solito seduta come un uomo. É sulle coscie che aveva maggiori peli.
Sulle ginocchia, in compenso, non ne aveva praticamente: vi si osservavano piuttosto
diverse callosità. Sulla gamba, la pelosità era inferiore che sulla coscia, ed andava
ancora rarefacendosi verso il basso. Completamento privato di peli, il piede e la sua
erano forniti d'una pelle dura e brunastra. Le spalle e le braccia erano coperti di peli
il cui spessore diminuiva verso la mano.
Sulla parte posteriore di questa, c'erano ancora alcuni peli, ma questi erano comple-
tamente assenti sulla palma: la pelle di questa era dura e callosa.I peli coprivano tutto
giro del collo, ma sul viso stesso,non ne aveva affatto. Il colore del viso era scuro.
N'y aveva né barba né veri baffi: solo alcuni peli pazzerelli sul bordo del labbro su-
periore davano come un'ombra di baffi.

Sulla parte anteriore della testa, sopra la fronte, non aveva peli, come in una calvizia
si estendeva verso l'indietro, ma sulla parte posteriore della testa, i capelli spessi s'
intrecciavanot fino a formare un tipo di coda. Il cadavere mostrava gli occhi grandi
e aperti ed i denti scoperti. Gli occhi erano di colore scuro. I denti erano molto grandi
e regolari, ma non differivano con la loro forma da quella dell'uomo. La fronte era
fuggente.I pomi molto rilevanti conferivano a tutto il viso una certa rassomiglianza
con il tipo mongolo. Il naso era schiacciato, con la radice profondamente inserita.
Le orecchie erano glabre ed apparentemente più aguzze verso l'alto rispetto all'uomo,
e con un lobo più lungo. La mandibola inferiore era molto massiccia.

L'essere in questione aveva il petto ampio e potente, ed una muscolatura molto svi-
luppata. Non abbiamo osservato sul corpo considerevoli differenze di struttura rispetto
a quella dell' uomo. Gli organi genitali erano apparentemente umani. Per quanto riguar-
da la lunghezza delle estremità, non abbiamo osservato niente di veramente particolare,
fatta questa distinzione la mano era la stessa un po'più ampia di quella di un uomo,e
che il piede era allo stesso tempo più ampio e più corto".
(d'après Heuvelmans et Porchnev 1974).

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Su quest'ultima foto che ha fatto il giro del mondo, si dice e si é sempre detto che sono impronte lasciate da uno Yeti. Gli stessi alpinisti che l'hanno fotografata l'hanno detto,
Ora devi sapere e credo che sia un'anteprima come notizia e risposta a questo, quasi uno scoop anche perché non capisco come mai ma si continui a dire che si tratta di un orma di uno Yeti.
Allora posso dirti che ho visionato un documentario diversi anni fa dove veniva spiegato per filo e per segno come si sono formate queste orme e l'origine. Non ci crederesti mai ( o forse si, come magari sai già la storia..), ma si tratta di orme di una volpe bianca che vive in quelle regioni e che lasciando le sue orme sulla neve, e che poco a poco il sole scioglieva i contorni delle medesime quindi allargando l'impronta sulla neve ed é cosi che é nato il malinteso.

E credimi é stata fatta una prova con un'altra volpe e il risultato e il medesimo.
Praticamente le due piccole impronte delle zampette d'avanti (anteriore) poco a poco sciogliendosi al sole si congiungevano con le zampette posteriori ....capito!!!!!
Vedi come le cose possono essere piu semplici di quello che noi pensiamo o vediamo.
Davvero strabiliante questo esempio, e quando l'ho visto credimi...mi ha lasciato di stucco.
Un bellissimo documentario...se mai dovessi ricordarmi il titolo ve lo faro sapere.

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Presunta testa di Yeti!!
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tiziano morresi

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A proposito del mio ultimo articolo qui sopra dove spiegavo il malinteso ( da parte degli alpinisti) delle impronte dello "yeti", ma rivelatesi invece delle impronte di una volpe, qui sotto alcune fotografie, o meglio frame dal video-film documentario.

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Photo of the tracks on Coleman Ridge

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Tracks with a four to six-foot stride photographed by Dave Zebo in 1934 on Mount Bally



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The Mica Mountain sasquatch, drawn by William Roe's daughter under his direction

 
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view post Posted on 6/5/2005, 15:22P_QUOTE
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tiziano morresi

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Uno dei più grandi misteri ancora irrisolti è decisamente quello che riguarda il misterioso essere antropomorfo che viene avvistato in continuazione nelle regioni nord occidentali degli Stati Uniti e in numerose altre località.Questo essere viene chiamato con nomi diversi nelle varie parti del globo.
In America, i pellerossa lo chiamano "Sasquatch" o "Dsonoqua" e i bianchi "Bigfoot" (piedone), mentre nelle culture asiatiche ha il nome di "Yeti" per gli occidentali e "Metch-Kang-Mi" per le tribù del luogo.I primi avvistamenti del Bigfoot, quello del nord America, risalgono al decennio tra il 1830 e il 1840.
Nel 1851 due cacciatori dell'Arkansas incrociarono una mandria di animali inseguita da un "animale con un aspetto indiscutibilmente umano". La creatura, in base alla loro descrizione, era di dimensioni gigantesche, il suo corpo era ricoperto di peli e grandi ciuffi di capelli che gli cadevano sulle spalle come una criniera. Dopo aver osservato i due per un momento, la creatura si voltò e si mise a correre: le impronte lasciate dai suoi piedi avevano una lunghezza di 35 centimetri.Una delle testimonianze più curiose risale al 1924, quando il contadino Albert Ostman - secondo il suo racconto - sarebbe stato rapito da uno di questi esseri. Aveva deciso di passare una vacanza solitaria a Toba Inlet, di fronte all’isola di Vancouver. Racconta di essersi accampato in una radura molto isolata, lontana dalle piste battute. Durante il sonno sarebbe stato caricato sulle spalle da un Bigfoot che lo avrebbe rimesso a terra, all’interno di una caverna, solo dopo tre ore di cammino. Qui Ostman sarebbe rimasto per tre giorni, in compagnia di altri due Bigfoot adulti e due piccoli, oltre al suo "rapitore".
Durante la prigionia sarebbe riuscito a stringere un rapporto di amicizia con la creatura più anziana e sarebbe scappato approfittando di un momento di libertà concessogli.Nello stesso anno abbiamo un’altra testimonianza molto interessante.
Un gruppo di minatori, tra i quali Fred Beck, raccontò uno strano episodio accaduto nei pressi dell’Ape Canyon, nello stato di Washington.
Beck affermò di avere visto, mentre lavorava, un colossale gorilla. Preso del terrore, avrebbe sparato alla bestia e, in quel momento, un gruppo di Bigfoot avrebbe assalito lui e i suoi compagni. Si sarebbero salvati dalla carica dei feroci animali solo rinchiudendosi in un capanno per molte ore. Intorno al luogo vennero ritrovate impronte di enormi umanoidi.Per un’altra testimonianza curiosa quanto incredibile bisogna andare al 1884.
A Yale, una cittadina canadese non lontana da Vancouver, il personale di manovra di un treno inseguì e catturò una creatura che era, inizialmente sdraiata, apparentemente addormentata, sui binari. Nonostante il misterioso essere misurasse solo 150 cm, aveva una forza superiore a quella di un essere umano adulto. Gli uomini dovettero tramortirlo per bloccare i suoi violenti tentativi di fuga. Portata in città e battezzata "Jacko", la creatura venne esposta al pubblico finché un certo George Tilbury, autonominatosi suo custode, decise di portarla a Londra per farla esaminare da esperti. Dal giorno della partenza non si seppe più nulla ne di Tilbury ne di "Jacko".L’indizio forse più tangibile della presenza del Bigfoot, è rappresentato da un filmato realizzato il 20 Ottobre 1967 da Roger Patterson e Bob Gilmin. I due si trovavano presso Bluff Creeking Valley, sulle montagne rocciose settentrionali e stavano compiendo una spedizione per cercare tracce del Bigfoot. Ad un tratto i loro cavalli iniziarono ad agitarsi e i due videro che, a circa trenta metri di distanza da loro, si muoveva un essere dalle sembianze umane, ma totalmente ricoperto di peli. Indeciso tra l’imbracciare il fucile o la videocamera, Patterson scelse la seconda e riuscì a fare una ripresa di circa 20 secondi.
Il filmato, visionato in tutto il mondo da molti antropologi e anche esperti di effetti speciali, suscitò curiosità e moltissimi dubbi.
Patterson sostenne fino alla morte l’autenticità del filmato.
L’essere nei fotogrammi aveva mammelle molto pronunciate - sembrava dunque essere una femmina - mentre per tutti gli altri caratteri del corpo, come spalle bacino e glutei, era però simile ad un maschio. I movimenti della bestia erano più lenti di quelli di un essere umano.
Anche su questo fatto ci furono molte discussioni: se la ripresa era stata effettuata a 16/18 fotogrammi al secondo, come usava fare ai tempi, i movimenti sarebbero stati più lenti e quindi la creatura autentica. Se, invece la ripresa fosse stata fatta a 24 fotogrammi al secondo, come si usava per i documentari scientifici, i movimenti sarebbero stati identici a quello di un uomo e quindi il Bigfoot non sarebbe altro che un uomo travestito da scimmia.L’occasione nella quale sembrò di essere più vicini alla verità fu nel 1968, quando, in un luna park di provincia, sempre nel nord degli Stati Uniti, apparve il carrozzone di Frank Hansen. In questo luogo, pagando un dollaro, si poteva ammirare una tremenda creatura. Si trattava di un essere rinchiuso in un cubo di ghiaccio, alto quasi due metri, ricoperto da una folta pelliccia bruna. Presentava caratteristiche stranissime anche per un mostro: il suo corpo era a forma di barile, le sue braccia lunghissime e i suoi piedi arrotondati. Piedi totalmente diverse dalle impronte dei Bigfoot ma straordinariamente simili a quelle ritrovate in Tibet negli anni ’30. Il volto dell’essere era terribilmente sfigurato da una ferita da arma da fuoco. Uno degli occhi penzolava fuori dall’orbita.
I criptozoologi Heulvenmans e Sanderson studiarono la creatura senza poterla togliere dal ghiaccio. Hensen, sommerso dalle domande e dalle accuse, decise di dileguarsi con la creatura che, si dice, venne acquistata da un fantomatico miliardario californiano.Il Bigfoot, in base a tutte le testimonianze, sembra essere quindi un essere dalle sembianze umane, col corpo totalmente ricoperto di peli, capacità di camminare a quattro zampe come in posizione eretta e dotato di una forza straordinaria. La sua altezza è in genere di due metri e mezzo e i suoi piedi misurano 50 centimetri di lunghezza. Sembra essere una creatura timida ma anche curiosa: molti sono stati visti aggirarsi nottetempo negli accampamenti di cacciatori o avvicinarsi alle fattorie. Attaccano solo se si sentono minacciati.Un ipotesi sull’origine del Bigfoot, che però ha poco a che fare con la natura, li vorrebbe esseri provenienti da un altro pianeta. C’è chi giura di avere visto questi esseri scendere o salire da un UFO.
È il caso dello Yeti Italiano: nella primavera del 1986, nella Val di Lauro, in Irpinia. Cittadini terrorizzati segnalarono la presenza di una creatura pelosa con lunghe orecchie a punta, alta circa tre metri. Poteva essere un orso, ma le autorità trovarono impronte delle dimensioni di quelle di un elefante. Il 3 giugno dello stesso anno, due insegnanti di scuola media riferirono di avere visto una coppia di strani esseri giganteschi salire su un disco volante.

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Il Bigfoot non è la sola strana creatura scimmiesca del mondo. Il suo "parente" più celebre è lo Yeti dell’Himalaya. Le caratteristiche sono le stesse. L’unica differenza sta nel colore del pelo: lo Yeti ha un manto bianco mimetico.
Persino Reinhold Messner, "l’uomo degli 8.000", afferma da anni di avere visto più volte questa creatura.
"Non mi importa molto se la gente o certi studiosi non mi credono - ha detto Messner in proposito - ho compiuto venti delle sessanta spedizioni sull’Himalaya, alla ricerca di questa creatura".
Lo scalatore afferma che la ricerca va svolta sia dal lato zoologico che da quello leggendario, analizzando i racconti e le vecchie credenze dei popoli indigeni.
"Lo Yeti che ho incontrato - continua Messner - è un essere alto circa due metri e mezzo. Il suo peso dovrebbe essere intorno ai 300 chili e con un vello lungo dai 30 ai 40 centimetri. Le segnalazioni lo collocherebbero ad una altitudine tra i 4.000 e i 6.000 metri e sarebbe stato visto sia di giorno che di notte, quindi con un ciclo biologico molto attivo".
Anche Messner paragona lo Yeti, come si fa col Bigfoot, al Gigantopiteco: un tipo di enorme scimmia ritenuta estinta.
Secondo Messner, lo Yeti seguirebbe gli esseri umani nel tentativo di rubare loro qualcosa ma, se "messo alle strette", potrebbe diventare pericoloso.
L’essere sarebbe in grado di emettere fischi modulati e variabili, cosa che gli orsi non possono fare.
"Nella mia ultima spedizione sono riuscito a raccogliere informazioni precise sul probabile numero di queste creature misteriose - ha detto ancora Messner - ve ne saranno al massimo un migliaio, disseminate in una regione vastissima quale l’Himalaya e le sue vette innevate."

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Messner racconta così il suo primo incontro con uno Yeti:"La prima volta che lo vidi fu nel 1986, in una delle regioni appartenenti al Tibet orientale che, per motivi di tutela e segretezza nei confronti della creatura, preferisco non rivelare. Era circa mezzanotte. Stanchissimo e stravolto dalla lunga marcia diurna, ho avvistato un enorme essere, ritto sulle zampe posteriori, in posizione bipede. Guardava nella mia direzione. Ha iniziato a fischiare come per minacciarmi. A quel punto mi sono passate nella mente tutte le storie che avevo sentito sull'abominevole Uomo delle Nevi. Avevo sempre creduto che rientrassero nella categoria dei miti e delle leggende, ma in seguito si sono verificati altri due incontri e precisamente nel 1988 e nel 1997".Di Yeti e Bigfoot esistono molte tracce e reperti, ma molti di essi si sono rivelati scherzi e manufatti. Vengono ritrovate spessissimo impronte delle quali vengono fatti i calchi in gesso. Qua e là per il mondo compaiono ogni tanto quelle che dovrebbero essere prove schiaccianti della presenza del Bigfoot o delle Yeti. Prove che puntualmente scompaiono poco prima di essere analizzate da esperti o che si rivelano del falsi, come lo "scalpo di Yeti" venerato in un santuario delle fredde regioni dell’Est, che è risultato realizzato con pelle di capra.
Il biologo cinese Liu Minzhuang, tornato da una spedizione nella regione di Hubei, ha mostrato 2000 calchi di impronte e narrato una storia incredibile. Gli avevano raccontato di un uomo-scimmia, nato dall’unione di uno Yeti e una donna cinese nel 1939 nel Sichuan. Il bambino, chiamato Tu Yun-bau, umano solo per metà e dal corpo ricoperto da una forte peluria, sarebbe morto all’età di 21 anni, m a la sua foto sarebbe stata divulgata da molti giornali dell’epoca.Fino al 1986 gli avvistamenti erano più di 2.500.
Creature simili sono state segnalate anche nelle zone calde del globo: il "Mapinguari" si nasconde nella foresta amazzonica, il "Kaki Besar" è un ominide di 2 metri e mezzo che lascia impronte di 50 centimetri e si aggira per le foreste della Malaysia.
Le segnalazioni di questi esseri continuano.
Che il Bigfoot, lo Yeti e tutti gli altri "scimmioni" misteriosi, siano scherzi della natura, gigantopitechi, grosse scimmie, alieni o uomini travestiti, questo è stato e rimane uno mistero affascinante.

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tiziano morresi

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SASQUATCH O BIGFOOT?

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Creature analoghe allo yeti sono state segnalate soprattutto nelle regioni nordoccidentali degli Stati Uniti, ma la loro presenza è segnalata praticamente ovunque nelle grandi distese di terra inabitata dell' America.

Questo essere è chiamato Sasquatch dai Pellerossa e Bigfoot (piedone) dai bianchi.

Le prime testimonianze risalgono al decennio 1830-1840.

Nel 1851 due cacciatori dell' Arkansas incrociarono una mandria di animali inseguita da un "animale con un aspetto indiscutibilmente umano". Stando alla dichiarazione rilasciata da uno di loro, la creatura era di dimensioni gigantesche, con il corpo tutto coperto di peli e grandi ciuffi di capelli che gli cadevano sulle spalle come una criniera. Dopo aver osservato i due per un momento che dovette sembrare un' eternità, la creatura si voltò e si mise a correre: le impronte lasciate dai suoi piedi avevano una lunghezza di 35 centimetri.

Mettendo insieme le varie testimonianze si arriva alla conclusione che i Bigfoot sono creature timide, che evitano di avvicinarsi troppo all' uomo. Ma ciò non toglie che possano mostrarsi curiosi, e ne sono stati avvistati parecchi che gironzolavano nottetempo nei pressi di accampamenti isolati nei boschi.

Alcuni Bigfoot sono stati visti avvicinarsi a fattorie, certamente in cerca di cibo.
Il dossier americano sui Bigfoot comprende oggi più di mille testimonianze, ripartite in un arco di centocinquanta anni: è un dossier enorme, soprattutto se si considera che non tutti gli avvistamenti di queste creature vengono segnalati.

L' incontro finora più drammatico con un Bigfoot è quello che Albert Ostman dichiara di avere avuto nel 1924. Afferma infatti di essere stato rapito da una di queste creature, nella zona della Columbia Britannica, mentre dormiva nel suo sacco a pelo. La creatura, alta due metri e mezzo, l' avrebbe caricato sulla schiena, camminando quasi tre ore prima di "scaricarlo" nel bel mezzo di una famiglia di Bigfoot: una coppia di adulti e due piccoli. Durante i tre giorni di prigionia, Albert Ostman avrebbe avuto tutto il tempo di osservarli e persino di stringere rapporti di amicizia con il bigfoot più anziano. Per fuggire, Ostman avrebbe approfittato di questa sua confidenza con il Bigfoot più anziano, approfittando di una attimo in cui gli era stata concessa più libertà nei movimenti.

Del Bigfoot esiste anche un filmato, girato il 20 ottobre del 1967, nella Bluff Creeking Valley, da Roger Patterson, da diversi anni sulle tracce della creatura. Nella zona erano state ritrovate parecchie impronte attribuite al Bigfoot e Patterson vi era giunto, in compagnia dell' amico Bob Gimlin, con l 'intento di filmarle per trarne un documentario televisivo.

Patterson e Gimlin stavano esplorando a cavallo quella zona inesplorata ed impervia ormai da parecchi giorni, quando avvenne il colpo di scena. All' improvviso, senza alcun motivo apparente, i cavalli si impennarono: davanti a loro, ad una trentina di metri, si stava muovendo una creatura d' aspetto vagamente umano, ricoperta di un folto pelo nero. Non c' è dubbio, era un Bigfoot. Patterson fa giusto in tempo a riprenderlo per una ventina di secondi, poi l' essere si dilegua nel fitto dei boschi.

ll film venne proiettato per la prima volta alla British Columbia University di Vancouver, dove una platea di zoologi ed antropologi lo esaminò nei minimi particolari. I pareri sul filmato furono discordanti. Per esempio il naturalista canadese del Museo di Victoria,Frank Beebe, riscontrò delle incongruenze anatomiche: il misterioso essere aveva infatti mammelle molto pronunciate, per cui doveva essere una femmina, ma per tutto il resto (conformazione genetica, struttura del bacino, dimensione dei glutei) sembrava un maschio.

D.W. Grieve, docente di biologia alla Royal Free Hospital School of Medicine di Londra, ha invece posto in luce alcune particolarità sul modo di procedere della creatura ripresa da Patterson. Grieve ha fatto osservare che se la ripresa è stata eseguita con la cinepresa regolata sui 16 o 18 fotogrammi al secondo (velocità normalmente usata dai cineoperatori dilettanti), i movimenti che compie il soggetto non concordano con quelli tipici della normale andatura umana poichè troppo lenti (e quindi ci sono alte probabilità che l' essere sia autentico). Se però la cinepresa era sui 24 fotogrammi al secondo (velocità impiegata nei film sonori e nei documentari per la televisione), il ritmo dei movimenti coincide perfettamente con quello di un uomo che cammina (in questo caso si dovrebbe dubitare dell' autenticità del filmato).

Patterson non ha mai potuto (o voluto) precisare con quale velocità avesse eseguito il filmato.

Siamo di fronte ad un documento eccezionale o ad una truffa ben architettata?

 
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